i'm a mess

Ask me anything   Real life is a funny thing, you know. I think most of us fear reaching the end of our life regretting the moments when we didn't speak up. When we didn't say 'I love you'. When we should've said 'I'm sorry'. So there's a time for silence, and there's a time for waiting your turn. But if you know how you feel and you so clearly know what you need to say, you'll know it. I don't think you should wait. I think you should Speak Now.

glittercalum:

literally don’t even bother watching the video diaries this is everything you need to know

(Source: prettyboystyles, via fermiamoilmondo)

— 1 week ago with 12576 notes
Anonymous asked: Irene


Answer:

volevosoloessereamata:

ho letto una volta che gli antichi saggi credevano che nel corpo ci fosse un ossicino minuscolo, indistruttibile, posto all’estremità della spina dorsale. si chiama luz in ebraico, e non si decompone dopo la morte né brucia nel fuoco.[…] così per un certo periodo ho fatto un piccolo gioco: cercavo di indovinare quale fosse il luz delle persone che conoscevo. voglio dire, quale fosse l’ultima cosa che sarebbe rimasta di loro, impossibile da distruggere e dalla quale sarebbero stati ricreati. ovviamente ho cercato anche il mio, ma nessuna parte soddisfaceva tutte le condizioni. allora ho smesso di cercarlo. l’ho dichiarato disperso finché l’ho visto nel cortile della scuola. subito quell’idea si è risvegliata in me e con lei è sorto il pensiero, folle e dolce, che forse il mio luz non si trova dentro di me, bensì in un’altra persona.

— 1 week ago with 10 notes
"Bada a non mostrarti per ciò che non sei, non tanto per gli altri:
rischi di convincere te stesso"
Mezzosangue
— 1 week ago with 4 notes
#mezzosangue  #rap  #italiano  #soliloquio 
"Margo ha sempre amato i misteri. E di fronte a tutte le cose che sono successe dopo non ho mai smesso di credere che li abbia amati così tanto, i misteri, da essere diventata lei stessa una di loro."
Città di Carta, John Green (via thingwelostinthefire)
— 2 weeks ago with 13 notes
"Forse è più come hai detto prima, che dentro di noi si sono aperte delle crepe. Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile. Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non ci capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo del male, gli uni agli altri. E lo scafo comincia a creparsi. E quando si rompe non c’è niente da fare, la.l fine è inevitabile. Però c’è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi. Ed è solo in quei momenti che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro. Quand’è che noi due ci siamo trovati faccia a faccia? Non prima di aver guardato dentro le nostre reciproche crepe. Prima di allora, stavamo solo guardando le idee che avevamo dell’altro, come se stessimo osservando una tenda alla finestra, e mai la stanza dietro. Una volta che lo scafo va in pezzi, però, la luce entra. Ed esce."
Città di carta - John Green (via trying-to-find-a-way)
— 2 weeks ago with 12 notes
"“When did we see each other face-to-face? Not until you saw into my cracks and I saw into yours. Before that, we were just looking at ideas of each other, like looking at your window shade but never seeing inside. But once the vessel cracks, the light can get in. The light can get out.”
― John Green, Paper Towns"
— 2 weeks ago with 19 notes
"Everywhere man blames nature and fate, yet his fate is mostly but the echo of his character and passions, his mistakes & weaknesses"
An abundance of Katherines by John Green (via notsofatma)
— 2 weeks ago with 25 notes